Hate speech su Twitch

10 FAQ riguardo la nuova policy di Twitch sui comportamenti volti all’odio e alle molestie

A partire dal 22 Gennaio 2021 Twitch ha previsto l’adozione di una nuova politica in tema di comportamenti volti all’odio e alle molestie.

Molte sono le novità introdotte e sicuramente una forte spinta è stata dovuta dalla protesta del “nostreamday”, organizzata il 9 Dicembre 2020 dagli streamer e partner di Twitch. Il Manifesto della protesta ha avanzato una serie di perplessità, circa il funzionamento della piattaforma ed i contenuti delle cd. “note legali”, che hanno portato Twitch ad una revisione della policy.

Abbiamo voluto raccogliere alcuni chiarimenti e differenze rispetto alla precedente policy sotto forma di domande. Se ci sono ulteriori richieste è possibile scriverci compilando il form nella sezione contatti.

Moderazione Twitch

N.B. piccola segnalazione: prevedere la nuova policy in una alternanza discontinua di lingua italiana e inglese sicuramente non è il massimo dei buoni propositi da parte di Twitch. Ma passiamo al contenuto:

1) Dal punto di vista legale quale è il motivo per cui Twitch può bannare un utente?

In virtù di una clausola risolutiva espressa, inserita nell’art. 14 delle condizioni generali del contratto di Twitch, è facoltà del Titolare del servizio inibire l’utilizzo della piattaforma ai soggetti che violano le policy del sito web.

2) Dalla policy è scomparsa la parola “tolleranza zero”. È un caso?

Nella vecchia policy si faceva riferimento all’adozione di una politica di tolleranza zero. L’intento era evidentemente quello di spauracchio nei confronti degli utenti, ma nella pratica si traduceva in un potere indefinito e assolutamente discrezionale. La tolleranza zero annullava inoltre qualsiasi possibile considerazione riguardo al diritto costituzionalmente garantito della “libertà di pensiero” (art. 21 Cost.), comprimendo fortemente il diritto di satira. Tutto ciò era volto ad evidenziare un rapporto dispotico nei confronti della community che sicuramente non predisponeva ad un corretto dialogo tra le parti.

3) C’è una maggiore chiarezza delle “regole” a seguito della modifica della policy?

In termini assoluti la risposta è assolutamente no. Sicuramente però è stato fatto un passo avanti. E’ stato previsto il “diritto di satira” e l’utilizzo di hatespeech a fini didattici. I confini però tra discriminazione e satira sono lasciati alla discrezionalità di Twitch, alla politica del caso per caso, sicchè è un po’ come ritornare al punto di partenza.

4) Se voglio fare satira su argomenti “scottanti” cosa posso dire e cosa no?

Premettiamo che sul punto Twitch avrebbe dovuto adottare una apposita policy, in quanto interi canali si basano sull’ humor nero e sull’ironia. L’unico riferimento che viene dato è il contesto, ovvero:” deve essere chiaro l’intento scherzoso, esagerato o ridicolo in cui i comportamenti inneggianti all’odio vengono perpetrati”. 

Nel momento in cui la satira o anche il comportamento “molesto” viene indirizzato ad un soggetto presente, un ulteriore riferimento può essere dato dal consenso della parte. Il quale può essere prestato anche implicitamente, stando al gioco o quando tra gli utenti c’è un rapporto consolidato.

5) Quali sono i comportamenti volti all’odio?

Twitch ha ampliato la platea di contenuti volti all’odio individuando 12 macrocategorie di insulti o frasi considerate hatespeech. Due però sono i problemi a riguardo:

Il primo è che viene stabilito che queste categorie vengono considerate “comportamenti volti all’odio” indipendentemente dall’intenzione di chi li ha pronunciati. Dunque ciò farebbe presupporre che il diritto di satira, precedentemente riconosciuto, è successivamente disconosciuto.

 Il secondo problema è dettato dal fatto che, per stessa ammissione di Twitch, “queste macrocategorie sono soltanto alcune, mentre le altre non vengono pubblicate in maniera tale da non consentire o agevolare l’elusione di questa politica”. In questo caso il controsenso regna sovrano. Lo scopo di una policy è quella di disciplinare delle condotte attraverso la comunicazione, la condivisione e la creazione di contenuti chiari, in questo modo si vuole nascondere qualcosa all’utente con la scusa di non permettere di “aggirare l’ostacolo. Francamente la motivazione non ha fondamento giuridico e genera solo spazi oscuri di operabilità.

6) E’ stato risolto il problema della disparità di trattamento tra utenti?

Per disparità di trattamento si intende l’eventualità in cui condotte uguali vengano giudicate dalla piattaforma in modo diverso. In questo caso il titolare del servizio dovrebbe attuare una metodica di trasparenza per permettere a tutti gli utenti di avere chiaro anche la procedura che porta all’ inibizione. Infatti, non è chiaro nella pratica quali siano concretamente i parametri che portano un responsabile di Twitch a sanzionare un utente rispetto ad un altro. La nuova policy non chiarisce nulla a riguardo.

 7) Sono ancora in vigore le cd. “sanzioni accessorie”?

Nella nuova policy non ci sono riferimento alle sanzioni accessorie, ovvero: impossibilità di comparire in altre live IRL, impossibilità di parlare dello streamer bannato da parte dei suoi colleghi ed impossibilità di parlare dell’accaduto su altri social network o piattaforme. C’è però un forte riferimento alla possibilità di prendere provvedimenti anche per fatti accaduti al di fuori della piattaforma. Questo è un chiaro riferimento all’extraterritorialità di Twitch, che ancora una volta afferma, nei confronti della sua utenza, un potere anche al di fuori del proprio ecosistema di riferimento.

8) Ci sono novità in materia di sospensioni temporanee e ban permanenti?

No, la procedura prevista per l’inibizione è sempre la stessa. Non ci sono riferimenti specifici nella nuova policy da parte di Twitch.

9) Quali sono le novità in tema di moderatori e gestione della community?

Twitch incentiva l’utilizzo di moderatori e degli strumenti come Automod, divieti e timeout al fine di garantire una corretta gestione della community. In merito ai contenuti introdotti dagli spettatori, viene sottolineato come sia responsabilità dello streamer garantire la conformità dei contenuti, da questi inviati, alle policy. Si sollecita però l’utilizzo di bandi e sospensioni degli spettatori, oltre a segnalare a Twitch gli utenti che inseriscono contenuti volti all’odio o molesti.

Infine non ci sono novità rilevanti in merito alla richiesta di supporto pratico e di ampliamento del team di moderatori.

Hate speech su Twitch

10) Ha senso prendere le distanze dai comportamenti di ospiti delle streaming o di filmati riprodotti in live per manlevarsi da responsabilità?

La risposta è . Twitch chiarisce che è responsabilità del proprietario del canale garantire che i contenuti visualizzati nello streaming siano conformi alle “Condizioni per l’utilizzo del servizio” e alle “Linee guida”. Altresì Twitch afferma che non punirà gli emittenti che agiscano in buona fede e che adottano le misure per ridurre al minimo questi comportamenti. Di Fatto la formula “mi dissocio” (seppur diventata una formula nella prassi uno standard), non costituisce una manleva della responsabilità, al massimo aiuta a stigmatizzare la non condivisione della frase. Che però potrebbe non bastare.